Flauto dolce

Il suono del flauto dolce è un’antica poesia i cui versi ancora oggi cantano, e ci vengono a prendere. Giungono fino a noi come i tronchi rotolano lungo l’acqua di fiumi dove risuona il rumore del legno. Scendono fino a valle, raggiungendo la laguna, dove trovano casa. È proprio nella Venezia del primo Cinquecento che Silvestro Ganassi inventa il primo flauto dolce “moderno” della storia.

Lo strumento giunge ai nostri giorni senza avere subito troppe modifiche (come subirono oboi, clarinetti, flauti traversi). Così, la purezza incantatrice del suo timbro – ancora oggi la stessa delle origini – consente di entrare in contatto con un mondo lontano ma ancora attuale e affascinante, in grado di fornire un repertorio ampio e flessibile, che abbraccia molti generi musicali, spesso assai diversi tra di loro.

Il suono del flauto aiuta anche a trovare o ritrovare una connessione profonda con il nostro respiro, con la nostra stabilità, intonando e accordando non già lo strumento, quanto l’anima di chi lo suona. Inoltre, lavorando sulla coordinazione delle dita e della lingua, e abituando alla respirazione diaframmatica, il flauto dolce è un ottimo strumento propedeutico per chi volesse iniziare, più in generale e in una prospettiva futura, un altro strumento a fiato.

Il flauto dolce può essere anche una macchina delle meraviglie, che aiuta a cercare una strada, invita ad intercettare traiettorie sempre interessanti, a qualsiasi età.

Gregorio Carraro

Struttura del corso

I corsi di strumento organizzati dalla Scuola “Miari” prevedono sia il corso base, sia quello preaccademico, sia libero, come indicato nella pagina che spiega la struttura dei corsi.

Il programma del corso preaccademico è definito dal Conservatorio di Musica di Vicenza “Arrigo Pedrollo”.